Rime di Argia Sbolenfi / con prefazione di Lorenzo Stecchetti
E poiché una cortese ma assidua insistenza durata oramai tre anni, riuscì pure a levarmi di sotto questa prefazione che non scrissi volontieri, così, per patto espresso, mi serbai il diritto di dire l'animo mio tutto intero e lo dico.
Le Rime di Argia Sbolenfi nascono da un gioco letterario bolognese: in un foglietto satirico cittadino prendono vita maschere comiche come il signor Pierino Sbolenfi, vecchio brontolone, e accanto a lui la figlia Argia, zitella inacidita che riversa sul pubblico le proprie sofferenze isteriche. Da quelle lettere lamentose e pretenziose germoglia un canzoniere fittizio: versi attribuiti a una donna immaginaria, presentati con beffarda serietà e accompagnati dalla prefazione di Lorenzo Stecchetti, alter ego dello stesso autore. La voce di Argia, tra erotismo grossolano e malinconia, costruisce un autoritratto involontariamente ridicolo eppure stranamente vivo.
Sotto la maschera scrive in realtà Olindo Guerrini, maestro della parodia e della provocazione. L'opera mette alla berlina la grafomania, il sentimentalismo, l'ipocrisia letteraria e i pruriti della provincia, usando il falso e il travestimento come strumenti di satira. Il suo valore sta in questa libertà irriverente: ridendo del cattivo gusto altrui, Guerrini smaschera i meccanismi della fama e del pubblico, lasciando una testimonianza pungente della cultura italiana di fine Ottocento e del potere corrosivo dell'ironia.
How it begins
E poichè una cortese ma assidua insistenza durata oramai tre anni, riuscì pure a levarmi di sotto questa prefazione che non scrissi volontieri, così, per patto espresso, mi serbai il diritto di dire l'animo mio tutto intero e lo dico. * * * Ai lettori (se il libro ne avrà, che non li merita) riuscirà difficile capire come diavolo possa esser nata una insanità simile a questa; ed ecco, per quel ch'io so, come avvenne. Vegetava in Bologna, e può darsi che vi agonizzi ancora, un foglietto di carta stampata venduto una volta la settimana ai cittadini che non sanno come sciupare il tempo. S'intitolava « È permesso?… » e non poteva uscire dalla breve cerchia delle mura poichè mordeva solo gli uomini che dentro alle mura hanno fama, uffici o difetti. Perciò era scritto o in dialetto o in italiano così fitto d'idiotismi da parere un peggiorativo del dialetto. Lo dirigeva un certo Cesare Dallanoce, al cui cognome botanico s'era appiccata l'aggiunta di Moscata ; giovane nottambulo, di qualche spirito, con un fisico di cercopiteco peggiorato, sotto al quale stavano mescolati l'odio e la bontà in un connubio stravagante. Anzi l'odio era uno e le bontà parecchie; e segno dell'odio cieco, furibondo, indomabile era il Presidente di questa Deputazione Provinciale che non gli aveva mai fatto niente; anzi non gli badava nemmeno.
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