Storia degli Italiani, vol. 11 (di 15)
Il volume undicesimo della Storia degli Italiani di Cesare Cantù ritrae l'Italia tra il Cinquecento e il Seicento, quando il «travaglioso parto della società moderna» si compie nel consolidarsi dei principati. Le repubbliche comunali sono spente, le aristocrazie domate, i privilegi conculcati: tutti gli Stati giacciono «allivellati dalla servitù», impotenti a nuocersi come a resistere allo straniero. Sullo sfondo della Riforma che scinde l'Europa in due campi, Cantù segue le grandi monarchie — la Spagna di Filippo II, l'Inghilterra, i Paesi Bassi, la Germania della guerra dei Trent'anni, la Francia degli Ugonotti — e l'Italia che vi soccombe.
L'opera medita sul prezzo dell'ordine: la pace del despotismo, ammonisce l'autore evocando Dante, è «la pace del sepolcro». Spenti il commercio, la libertà dello scrittore e il culto del Comune, subentrano l'egoistico punto d'onore, il calcolo e la forza. Importa perché lega il declino civile italiano alle trasformazioni religiose e politiche dell'Europa moderna.
How it begins
Il travaglioso parto della società moderna era omai compito: i Comuni si erano associati coi re per congegnare estese monarchie coi rottami delle giurisdizioni feudali tra cui era frazionata l’autorità sovrana, e far prevalere una volontà unica, intitolata la legge, che mantenesse dentro la pace, fuori l’influenza. Ma dopo tanto declamare contro le repubblichette e la insanabile loro irrequietudine e le guerricciuole del medioevo, dopo tanto adombrarsi che uno Stato italiano non prevalesse agli altri, or giacevano tutti allivellati dalla servitù, impotenti a nuocersi a vicenda, ma anche a resistere altrui: assodaronsi i principati, ma con essi non venne l’unità, non venne la quiete colla tirannide. Dacchè, per la Riforma, l’Europa fu scissa in due campi, il sacerdote non poteva più comandare dappertutto; e se una provincia protestante si volgesse a’ danni di una cattolica, non si poteva che reprimerla; donde una nuova necessità del potere monarchico, che si surrogò all’ecclesiastico con vantaggio forse dell’ordine, non della libertà. E per la necessità dell’ordine vennero dimentichi o conculcati i privilegi; raccolti grossi eserciti, dome le aristocrazie, elise tutte le resistenze particolari; costretta la Chiesa a schermirsi contro la forza, finchè vi soccombesse.
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