Storia degli Italiani, vol. 09 (di 15)
Nè idolatri del passato nè abbagliati dal presente, Cesare Cantù prosegue in questo nono volume della sua monumentale Storia degli Italiani il racconto dell’incivilimento della penisola. Partendo dallo sfaldarsi dell’impero romano e dal frantumarsi della sovranità in feudi, castelli e villaggi, l’autore ricostruisce la complessa gerarchia medievale: l’imperatore venerato come garante della giustizia, il papa unico potere centrale armato delle sole chiavi, e poi baroni, vassalli, vescovi, nobili e Comuni che si reggevano con statuti propri. Ne emerge un mondo di piena indipendenza personale, dove le consuetudini locali, la promessa e l’omaggio tenevano luogo delle leggi, e la libertà era privilegio più che diritto.
L’opera si interroga sul significato stesso della libertà, distinguendo quella medievale, fondata sulla partecipazione diretta al governo, da quella moderna, tesa a difendere i diritti individuali dall’ingerenza statale. Cantù affronta secoli a lungo travisati da pregiudizi e leggende, restituendo dignità alle “guerricciuole” come sforzi verso una pacificazione sociale. Il suo valore sta nel collegare il passato alle inquietudini del presente, mostrando come dalla storia, e non da teorie astratte, siano nate le istituzioni che ancora oggi ci interrogano sul difficile equilibrio tra libertà dell’individuo e autorità del governo.
How it begins
Nè idolatri del passato, nè abbagliati dal presente, e confidenti nell’avvenire, seguendo con attenzione e sincerità l’evoluzione di quel fatto complesso che si chiama incivilimento, specialmente nel nostro paese, abbiamo veduto dallo sciogliersi dell’impero romano cominciare uno sminuzzamento, che la sovranità restrinse perfino a villaggi e a semplici castelli. Carlo Magno tentò agglomerarli per mezzo della Chiesa e del sistema benefiziario, divenuto poi feudale: e la rinnovazione dell’impero d’Occidente ricollocò il rappresentante e l’eletto dei Romani sopra ai baroni conquistatori e ai re stranieri, non già con un dominio a modo degli antichi augusti, ma con un patronato. Nella gerarchia di quella società universale che chiamavasi cristianità, il solo imperatore possedeva la delegazione imperiale, fin quando Filippo il Bello di Francia, nell’intento di contrariare la Chiesa, pretese regnare per grazia di Dio. I baroni, investiti del suolo e della sovranità territoriale, prestavano omaggio al caposignore, del resto operavano indipendenti; e tali si resero pure i vescovi e le città, fosse allo scopo di garantire le antiche consuetudini, fosse per usufruire le franchigie feudali.
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