BoltRead

Storia degli Italiani, vol. 07 (di 15)

by Cesare Cantù

it · ~720 min at 250 WPM

Abbiamo seguito il cammino dell'Italia frammentata dalle invasioni longobarde, franche, tedesche e normanne, dispersa in una feudalità che, perduta ogni idea di nazione, conosceva soltanto il signore e la sua terra. In questo settimo volume Cesare Cantù racconta l'ascesa dei Comuni, il consolidarsi delle Leghe Lombarde e la resistenza dei deboli uniti contro la prepotenza imperiale. Dalla pace di Costanza alle tirannidi nascenti, dal Grande Interregno all'elezione di Rodolfo d'Asburgo — il conte di poco Stato che fonda la grandezza della sua casa e rinuncia a contendere l'Italia — si delinea la trasformazione delle libertà cittadine in grossi Stati sottomessi a un capo.

L'opera intreccia la vicenda dell'Impero, che perde la sua impronta di santità altercando coi papi e coi popoli, con la maturazione di una coscienza civile italiana ancora priva di unità. Conta perché illumina le radici medievali della frammentazione nazionale, mostrando come libertà, privilegio e dominio straniero si siano intrecciati nella storia degli italiani.

Read this book

How it begins

Abbiamo dunque veduta l’Italia andare spartita a misura delle labarde vincitrici, fra’ capi de’ varj eserciti longobardi, franchi, tedeschi, normanni, in quella feudalità che all’accentramento soverchio delle società antiche surrogava un soverchio sminuzzamento, sicchè, mancata ogni idea di nazione o di Stato, quella soltanto sopraviveva d’un signore e d’una terra. A fianco di questa società, tutta di nobili possessori, viene alzandosene un’altra cittadina, di artigiani, di liberi uomini, di studiosi, e progredisce tanto da costituirsi in un Comune, che o si associa con quello dei nobili, o gli fa contrappeso. Ne rimaneva ancora escluso il basso popolo, e questo pure cominciò a sentire di sè; e quantunque non avesse importanza propria, l’acquistava coll’accostarsi ai nobili od ai Comuni, e così darvi prevalenza. Di unità, di patria estesa non s’aveva concetto, e dire Italiani era poco diverso dal dire oggi Europei, non avendo nè origine nè ordinamenti comuni: le loro guerre erano funeste, non fratricide più che quelle del Francese contro il Tedesco: la libertà rimaneva un privilegio, giacchè se la città era de’ cittadini, l’Italia era dello straniero, e si direbbe che i nostri preferissero essere liberi con apparenze di servitù, che liberi di nome e servi di fatto.

Text from Project Gutenberg, public domain.