Storia degli Italiani, vol. 08 (di 15)
Sei capi ambiziosi e capaci aveano, fra le traversie, condotta in grande stato la famiglia Visconti. Questo ottavo volume della monumentale Storia degli Italiani di Cesare Cantù ricostruisce il secondo Trecento, quando Milano è dominata da Bernabò e Galeazzo Visconti, eredi dell'arcivescovo Giovanni. Si seguono le guerre contro l'Albornoz e la lega guelfa, le crociate bandite dai papi, le compagnie di ventura comprate a denaro e la spietata tirannide di Bernabò, signore crudele e dispotico, devoto e blasfemo insieme. Sullo sfondo, le altre signorie italiane, i conflitti tra papato e impero e l'intreccio di alleanze che frammentano la penisola.
L'opera intreccia cronaca politica, militare e di costume con un giudizio morale severo sul potere e sui suoi abusi. Cantù indaga le radici della frammentazione italiana, il rapporto tra forza e legittimità, la corruzione dei principi e la sofferenza dei popoli. È una lettura preziosa per comprendere il tramonto del Medioevo comunale e la nascita dello Stato signorile.
How it begins
Sei capi ambiziosi e capaci aveano, fra le traversie, condotta in grande stato la famiglia Visconti. Morto (1354) l’arcivescovo Giovanni, perfido e astuto ma valoroso e liberale quanto serve a palliare l’ingiustizia, il consiglio generale di Milano e delle altre città fecero omaggio ai nipoti di lui Bernabò e Galeazzo (tom. VII , p. 561), che spartironsi il dominio, serbando indivisa Milano, ove fabbricarono uno la rôcca di porta Zobia, l’altro quella a porta Romana e alla Casa dei Cani. Già vedemmo come Bernabò resistesse all’Albornoz e alla lega guelfa. Le bande soldate da questa e massime le inglesi, spintesi (1362) fino a Magenta, Corbetta, Nerviano, Vituone, dilapidarono ogni cosa, e rapirono seicento nobili che soleano abitarvi, nè li rilasciarono che a grossi riscatti; ma in fine a Casorate rimasero sanguinosamente sconfitte. Poco poi, Bernabò venne ancora in rotta con papa Urbano V, il quale bandì contro di lui la crociata, a cui concorsero l’imperatore Carlo IV, il re d’Ungheria, la regina di Napoli, il marchese di Monferrato, i principi d’Este, i Gonzaga, i Carrara, i Malatesti, e Perugini e Sanesi, confederati nella lega di Viterbo (1367). Ma Bernabò sapea che coteste crociate, unite solo dal sentimento, basta tirare in lungo, e si scomporranno da sè.
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