Storia degli Italiani, vol. 13 (di 15)
Dell’imitazione di Francia, sostituita alla evoluzione delle istituzioni patrie e storiche, apparvero gli effetti allorchè quel paese ruppe alla rivoluzione, che non dirigendosi a fini nazionali e speciali come le precedenti, ma a generali concetti, ad un ideale di libertà e d’umanità, valevole in ogni tempo e in ogni luogo, da ciò traea forza e importanza insolite, e il pericolo immanente che deriva dalla coscienza degl’intenti, sopravvivente alle istantanee commozioni.
In questo tredicesimo volume della monumentale "Storia degli Italiani", Cesare Cantù sposta lo sguardo oltre i confini della penisola per ricostruire la Rivoluzione francese e la sua eco profonda sulla vita italiana. L’autore segue lo scoppio del 1789, la convocazione degli Stati generali e la nascita dell’Assemblea Nazionale, narrando come dall’ideale illuministico di ragione e diritti naturali — teorizzato da Rousseau e dai filosofi — si passi alla demolizione dell’antico ordine sociale, fino agli orrori della demagogia. Cantù intreccia cronaca politica e riflessione morale, mostrando l’abdicazione dei nobili, le esitanze dei governanti e il precipitare degli eventi.
L’opera affronta i grandi temi del rapporto tra istituzioni e costumi, tra libertà individuale e sovranità popolare, tra riforma e distruzione. Cantù critica l’astratta apoteosi dell’uomo isolato e l’illusione che decreti o baionette bastino ad accordare leggi e tradizioni. Resta importante come testimonianza ottocentesca, cattolica e patriottica, di una coscienza italiana che cerca nella storia europea le radici del proprio presente.
How it begins
Dell’imitazione di Francia, sostituita alla evoluzione delle istituzioni patrie e storiche, apparvero gli effetti allorchè quel paese ruppe alla rivoluzione, che non dirigendosi a fini nazionali e speciali come le precedenti, ma a generali concetti, ad un ideale di libertà e d’umanità, valevole in ogni tempo e in ogni luogo, da ciò traea forza e importanza insolite, e il pericolo immanente che deriva dalla coscienza degl’intenti, sopravvivente alle istantanee commozioni. In fatti, scoppiata nel 1789, non è ancor finita oggi ch’io scrivo, dopo ottantott’anni di delitti atroci, di guerre sanguinose, di portenti dell’ingegno e del cuore, e il sovvertimento di tutte le cose umane e divine, e cento tentativi di restaurazione che fallirono tutti perchè, a mettere d’accordo le istituzioni coi costumi non bastano decreti o bajonette, parlamenti o galere.
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