Ricordi d'infanzia e di scuola / seguìti da Bambole e marionette, Gente minima, Piccoli studenti, Adolescenti, Due di spade e due di cuori
Ricordi d'infanzia e di scuola è un'opera autobiografica in cui Edmondo De Amicis ripercorre gli anni della propria fanciullezza e della formazione scolastica. Figlio di un banchiere regio dei sali e tabacchi, l'autore rievoca la crescita in una piccola città del Piemonte, immersa in un paesaggio alpino di fiumi, vigneti e montagne innevate. Tra i ricordi affiorano il fratellino morto, le buffe incomprensioni linguistiche tra il genovese della madre e il piemontese imparato dai compagni, la vecchia serva amatissima, il viavai di carri e mercanti nel cortile paterno. Ai capitoli centrali seguono altri scritti come Bambole e marionette, Gente minima, Piccoli studenti, Adolescenti.
L'opera intreccia memoria, natura e affetti familiari con la consueta sensibilità deamicisiana, fatta di tenerezza, nostalgia e attenzione al mondo dell'infanzia e della scuola. De Amicis indaga i misteri della memoria e la formazione del carattere, restituendo un ritratto dell'Italia ottocentesca e dei suoi piccoli protagonisti. Resta una testimonianza preziosa per comprendere la pedagogia, i sentimenti e l'umanità dell'autore di Cuore.
How it begins
La traccia più remota ch'io trovi in me della mia coscienza è quella d'un giorno che stavo giocando sopra un mucchio di sabbia con un mio fratellino, maggiore di me di due anni, il quale morì quand'io n'avevo quattro, non lasciandomi neppure una vaga reminiscenza del suo viso. In che maniera mi sia rimasta l'immagine di lui in quel punto, e non l'ombra d'un ricordo di quanto avvenne in casa mia alla sua morte, che avrebbe dovuto lasciarmi un'impressione profonda, è uno di quei tanti misteri della memoria, che tenta invano il nostro pensiero. E non è meno misteriosa per me la certezza assoluta che ebbi sempre, che quella larva con cui giocavo quel giorno era mio fratello, quantunque non abbia nessuna ragione d'esserne certo. A me pare che la mia esistenza sia incominciata in quel momento. Ma dopo di questo ricomincian le tenebre, e non ritrovo più il lume d'una ricordanza che molto tempo di poi: quello d'avere una volta, scendendo la scala di casa, contato i miei anni, che eran cinque, sulla punta delle dita, e d'aver pensato che mi sarei potuto chiamar grande quando per contar la mia età mi fossi dovuto servire anche dell'altra mano.
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