Storia degli Italiani, vol. 12 (di 15)
La natura elettiva del papato apre questo dodicesimo volume della monumentale "Storia degli Italiani" di Cesare Cantù, che attraversa il Seicento seguendo le vicende dei pontefici e dei principi della penisola. Si raccontano i conclavi contesi dalle potenze europee, l'energico pontificato di Urbano VIII Barberini — amante delle lettere, costruttore di fortezze e arbitro ambizioso della politica continentale — e il declino della corte estense di Ferrara, dalla protezione superba concessa al Tasso fino alla devoluzione del ducato alla Santa Sede sotto Clemente VIII. Sullo sfondo incombono la Guerra dei Trent'anni, Gustavo Adolfo e il sacco di Mantova.
L'opera intreccia storia politica, ecclesiastica e culturale, mostrando come potere temporale, mecenatismo e fede plasmassero l'Italia del tempo. Cantù, con prosa erudita e gusto per il dettaglio rivelatore, restituisce un ritratto critico di principi e papi. Resta un'opera fondamentale per comprendere le radici dell'identità nazionale italiana e le sue divisioni.
How it begins
La natura elettiva del sovrano a Roma portava per ciascuna vacanza una rivoluzione. Appena il papa avesse chiuso gli occhi, prorompevasi a sparlarne quando più non era pericolo, e a sbottonare i favoriti di esso; generalmente il nuovo eletto congedava il segretario di Stato del predecessore, e con gente nuova e inesperta cambiavasi e politica e amministrazione. L’Impero, Spagna, Francia, Savoja intrigavano nel conclave per mettere la tiara a un loro benevolo, usufruttando i voti di cui ciascuna disponeva. Per ispirazione, cioè ad unanimità, o per compromesso eleggeasi rarissime volte; le più per iscrutinio, dov’è necessario l’accordo di due terzi dei cardinali presenti. Fra i parteggianti orzeggiava un battaglione volante di cardinali, insufficienti a eleggere, bastevoli ad escludere: il che prolungava le vacanze, durante le quali l’amministrazione sfasciavasi, la giustizia si rilassava, ricomparivano le bande. Gregorio XV nel breve regno tentò riparare agli abusi del conclave: ma come, se tanti ne faceano profitto? Matteo Barberini di Firenze, arricchitosi ad Ancona trafficando, gli successe col nome di Urbano VIII (1623).
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