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Le tragedie, gl'inni sacri e le odi di Alessandro Manzoni

by Alessandro Manzoni

it · ~740 min at 250 WPM

Fin dai suoi primi tentativi poetici, raccolti in poemetti come l'Urania e l'Imbonati, il giovane Manzoni si muove ancora sulle orme dei maestri: Parini, Alfieri e soprattutto Monti, tra perifrasi solenni, evocazioni mitologiche e quel gusto neoclassico e paganeggiante che dominava l'epoca. Questo volume riunisce quella produzione insieme alle opere della maturità — le tragedie, gli inni sacri e le odi — documentando il cammino di un poeta che, scontento di sé, abbandona l'imitazione per cercare «la via nuova», erta e mai prima tentata, della propria voce originale.

L'opera vale come testimonianza di una straordinaria evoluzione artistica e spirituale: dall'arte classicheggiante alla poesia civile e religiosa che farà di Manzoni il padre della letteratura italiana moderna. Vi risuonano i grandi temi della sua maturità — la fede, la storia, la dignità morale, l'amor di patria — e il coraggio di chi preferisce cadere «su l'orma propria» piuttosto che ricalcare strade già battute da altri.

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How it begins

L’ Imbonati e l’ Urania sono, per così dire, i documenti ufficiali di quello che io ebbi a chiamare «il noviziato poetico» del Manzoni [2] : rappresentano autorevolmente il periodo dell’incertezza e delle titubanze, dei passi ricalcati sulle orme altrui, dell’imitazione tra pariniana e alfieriana, soprattutto montiana. L’ Urania non era ancora pubblicata (solo il 5 ottobre il Manzoni avvertiva d’aver ricevuto da Milano i primi esemplari della stampa), e già il poeta se ne mostrava scontento. All’amico Fauriel, che aveva voluto prender copia di quel poemetto (a lui forse anche più caro, dacchè Urania, tra i frequentatori della Maisonnette, era chiamata la dea del luogo, la bella Sofia vedova del Condorcet), egli scriveva da Parigi il 6 settembre 1809: «Vous avez donc voulu copier cette petite rapsodie? Vous! Si j’avais à présent l’envie et l’indiscrétion de vous occuper de ces balivernes, je dirais que je suis très mécontent de ces vers, surtout pour leur manque absolu d’intérêt. Ce n’est pas ainsi qu’il faut en faire; j’en ferai peut-être de pires, mais je n’en ferai plus comme cela».

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