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Foscolo, Manzoni, Leopardi: saggi / Aggiuntovi preraffaelliti, simbolisti ed esteti e letteratura dell'avvenire

by Arturo Graf

it · ~555 min at 250 WPM

Arturo Graf dedica questo saggio a una rilettura critica delle "Ultime lettere di Jacopo Ortis" di Ugo Foscolo, confrontandole con il "Werther" di Goethe da cui il romanzo trae il proprio prototipo. Graf esamina la figura di Jacopo, giovane di soli ventitré anni eppure precocemente invecchiato nell'animo, già maturo per la morte: un uomo che odia il mondo, dispera del genere umano, diffida della scienza e avverte il senso doloroso della vanità universale. L'autore si interroga sulla verosimiglianza del suo improvviso innamoramento per Teresa e sulla coerenza psicologica con cui Foscolo conduce l'azione, mettendo in discussione giudizi dello stesso poeta e di critici autorevoli.

Il volume raccoglie inoltre studi su Manzoni e Leopardi e pagine sui preraffaelliti, i simbolisti, gli esteti e la letteratura dell'avvenire. Ne emerge una riflessione acuta sul rapporto tra arte e verità morale, sulla disperazione romantica e sulle contraddizioni dell'animo umano, sospeso tra energie vitali e tendenza all'autodistruzione. La sua importanza risiede nel rigore dell'analisi psicologica e nella lucidità con cui Graf indaga le radici dell'inquietudine moderna.

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How it begins

Molto fu scritto intorno alle Ultime lettere di Jacopo Ortis , e da molti, che con varii intendimenti, con criterii di giudizio o dissimili solo o a dirittura contrarii, con disposizione d'animo quando avversa e quando benevola, ne indagarono la origine e la storia, ne scrutarono la intenzione e lo spirito, ne notarono le qualità buone e cattive. Ne scrisse a più riprese il Foscolo stesso, il quale pochissimo amico del criticismo in teoria, da lui, come da altri, giudicato un vero e pessimo flagello delle lettere, fu più volte, in pratica, forzato a fare il critico di sè stesso, e ad esporre pubblicamente le ragioni e i propositi dell'arte sua; e se è provato oramai ch'egli affermò circa il suo romanzo assai cose non vere, è fuor di dubbio altresì che dell'indole de' personaggi, del procedimento dell'azione, della moralità della favola recò alcuni giudizii che per aggiustatezza ed acume non furono sorpassati da chi ne prese a ragionar dopo lui. Su taluno de' suoi giudizii tuttavia ci sarebbe molto a ridire, e più ci sarebbe a ridire su certi giudizii di critici posteriori, anche sommi.

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