La vita in Palermo cento e più anni fa, Volume 2
La vita in Palermo cento e più anni fa, Volume 2, di Giuseppe Pitrè, prosegue l'affresco storico-etnografico della capitale siciliana al tramonto del Settecento e agli albori dell'Ottocento. In questo secondo volume l'autore conduce il lettore attraverso il ciclo delle feste sacre e profane che scandivano l'anno: dal tributo del falcone offerto dai Cavalieri di Malta al sovrano, fino alle sfrenate baldorie del Carnevale, con la tubiana, il Mastro di campo, i carri trionfali dei principi e le maschere popolari. Sfilano spettacoli, cerimonie religiose, giochi e divertimenti, descritti grado per grado, dai titolati ai popolani.
L'opera vale come testimonianza minuziosa di usi, costumi e gerarchie sociali di una Palermo perduta, ricostruita con rigore documentario e vivace senso narrativo. Pitrè, padre della demologia italiana, intreccia storia, folklore e cronaca cittadina, illuminando le divisioni di classe, la religiosità popolare e il fasto aristocratico. Resta una fonte preziosa per comprendere l'identità collettiva siciliana e il fascino di tradizioni ormai scomparse.
How it begins
Gli spettacoli si alternavano con le feste, e le une e gli altri si succedevano con inalterata puntualità. Titolati, civili, popolani vi prendevano parte e se le godevano in ragione del loro grado, della loro inclinazione e dell'uso tradizionale. La rassegna di quegli spettacoli e di quelle feste sarebbe essa sola materia d'un libro: tanti e così multiformi sono i gruppi nei quali, per funzioni civili e cerimonie religiose, per passatempi ordinarî e scene occasionali, per divertimenti continui e giuochi periodici, essa potrebbe scompartirsi e classificarsi. Nei brevi cenni che la economia del lavoro ci consente, in questo e nel seguente capitolo il lettore potrà conoscere le principali feste delle varie specie. Procediamo con ordine. La impresa di Carlo V, che tolse al dominio turco le isole di Malta e del Gozzo e Tripoli, segna un fatto [pg!6] importante nella storia di Sicilia. Per compensare i Cavalieri di S. Giovanni della perdita dell'isola di Rodi, passata, dopo lunghissimo possesso, a Solimano imperatore, Carlo concedette loro Malta e Gozzo (1530). Per ciò dovevano i Cavalieri attestare la loro gratitudine e rinnovar la conferma della loro soggezione al Monarca di Sicilia con un formale tributo al suo rappresentante in Palermo. Eseguita con un cerimoniale tutto proprio, questa funzione dal 1º novembre venne portata al 1º gennaio e verso la fine del secolo, per omaggio a Ferdinando, al 12, compleanno di lui.
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