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Storia universale del canto, Vol. 2 (of 2)

by Gabriele Fantoni

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Fu allorquando si cominciò a trattar l’arte, non pel ministero servile della voce soltanto, ma per quell’alta speculazione voluta da Boezio, che la Scuola dovette levarsi al suo vero splendore. Questo secondo volume della "Storia universale del canto" di Gabriele Fantoni segue proprio quel cammino: dalla tradizione delle grandi scuole italiane dei secoli decimosettimo e decimottavo — i Pistocchi, i Porpora, i Bernacchi — fino alla nascita del metodo pratico-speculativo dei Garcia. Sfilano così le figure leggendarie del canto: la capricciosa Gabrielli che incantò mezza Europa, Pacchiarotti e Marchesi, e la prodigiosa Malibran, voce di genio educata e poi affrancata dall’insegnamento paterno.

L’opera intreccia aneddoto, ritratto d’artista e riflessione tecnica, fino a sfociare nell’analisi fisiologica della voce, dei registri, dei timbri e degli artifizj vocali codificati nel celebre Trattato di Garcia. Conta perché conserva una tradizione altrimenti tramandata da documenti vaghi, restituendo memoria, scienza e dignità a un’arte fatta insieme di disciplina, gusto e ispirazione.

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How it begins

Fu allorquando si cominciò trattar l’arte, non pel ministero servile della voce soltanto, ma per quell’alta speculazione voluta, come dicemmo, da Boezio, che la Scuola avea dovuto levarsi allo splendore che il vero suo spirito ne disvela: ed ecco quel trattatista, già sopra accennato, che possiede la scienza per la pratica e pel sentimento; e che ancora in oggi può dirsi primo de’ metodisti al perfezionamento rivolti. Intorno al 1740, cantava ed insegnava in Roma Emanuele Garcia, detto anche Garzia o lo Spagnoletto , perchè oriundo d’Iberia; cantava le arie del Galuppi e del Porpora, e insegnava alla bella Catterina, figlia al cuoco del principe Gabrielli, dal quale ebbe il nome, fatto più chiaro dal suo canto. Pare che da quell’organo prodigioso di voce della Gabrielli, ispirato dal più vago capriccio, traesse il Garcia serio argomento alle sue speculazioni. Avea inoltre da studiare negli emuli Pacchiarotti e Marchesi, coi quali la Gabrielli rapì Europa intera alla ammirazione e non fu da lor superata. La seguì a Lucca, dov’ella cantava la Sofonisba ; a Vienna, dove Metastasio la introdusse alla corte per la sua Didone ; a Palermo, dove per un pranzo del Vicerè non accettato, la capricciosa fu carcerata; in Russia, dove la Gabrielli chiese a Catterina II.

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